C’era una volta, tra spazio e tempo.

Gli anni ‘70. Gli acidi. Un genere di nicchia, ma non troppo. Un hippy coi baffoni, un sassofonista con problemi di intestino, Lemmy che fa conoscenze da un pusher e suona la chitarra, una comparsa di un film di Peter Jackson che armeggia cose che emettono suoni, un poeta pazzo, l’autore di Elric di Melnibonè e una ballerina alta due metri. Gente che scompare nel nulla quando va a fare passeggiate nei boschi, gente che riappare, gente che suona nuda colpendosi i gioielli di famiglia. In generale gente strana e spesso strafatta.
Ok, meglio se partiamo dall’inizio e andiamo con ordine.
L’inizio. Appunto.
Era nato come post singolo, da scrivere velocemente, trenta righe leggere e facete prima di occuparsi di altri gruppi storici (stavo vagamente pensando ad un secondo post dedicato a qualcuno di DAVVERO famoso), ma sono dannatamente logorroico, per cui le cose vanno sempre per le lunghe. Domani (o dopodomani, o prima o poi) pubblico la seconda parte dedicata agli album meritevoli, promesso. Le parti sono queste:
Indice. Parte 1/2
- Intro, di chi parliamo;
- Perché parlare di loro;
- Definizione di Space Rock (quello degli anni ‘70);
- Qualche biografia in leggerezza.
Indice. Parte 2/2- Gli album
- Hawkwind (1970);
- In Search of Space (1971);
- Doremi Fasol Latido (1972);
- Space Ritual (Live, 1973);
- Hall of a Mountain Grill (1974);
- Warriors on the Edge of Time (1975);
- L’epoca di Robert Calvert (1976–1979).
- Dagli anni ’80 in poi, brevi(ssimi) cenni. Brevi davvero, eh!
Di chi parliamo
Quella degli Hawkwind è la storia di una band un po’ particolare, figlia della sua epoca e delle mode del tempo e che arrivò al successo nella prima metà degli anni ‘70.
Circa.
Perché si perse un attimo prima della vera gloria (aka: prima dei soldi veri e dell’immortalità) a causa di troppi cambi nella formazione, l’assenza di rimpiazzi di livello e una ricerca costante e mai del tutto soddisfacente di soluzioni moderne per rimanere al passo con gli anni. Un fisiologico declino di popolarità e rilevanza tipico di chi ha creato le sue fortune negli anni ’70 trovandosi poi spiazzato nel decennio successivo e che li ha consegnati oggi all'adorazione di una nicchia di fan integralisti e alla parziale scomparsa dalla scena internazionale (fatte salve altre piccole nicchie sparse qua e la e qualche rara puntata concertistica fuori dalla terra di Albione).
Da un punto di vista sostanziale il tutto è abbastanza sensato. In fin dei conti non pubblicano un grande album dal 1977. E va detto che l’ultimo lavoro sinceramente interessante è datato 1980 (con l’album intitolato “Levitation”, ma in quel line-up erano presenti tra le cose Giger Baker e Tim Blake…).
Però. Il però deriva dal fatto che vale la pena di parlarne. Perché? Beh vediamo.
Perchè parlare di loro
Per varie ragioni, tipo:
- adoro i loro primi album (la parte centrale di “Hawkwind”, “In Search Of Space”, “Doremi Fasol Latido”, “Hall of a Mountain Grill”, “Warriors on the Edge of Time” e “Quark, Strangeness and Charm”);
- hanno partorito uno dei migliori live degli anni ‘70. Un monumentale doppio album intitolato “Space Ritual”, ascolto grosso modo obbligato per qualunque appassionato di rock (pesante, perchè nei live picchiavano come fabbri);
- Nella band hanno militato alcune figure oggettivamente leggendarie dell’underground britannico. Nello specifico il sassofonista Nik Turner, il violinista e tastierista Simon House e un personaggio molto strano ed eclettico che di nome faceva Bob Calvert (poeta della band, autore di testi e poi frontman dal 1976 al 1979). Poi una leggenda assoluta come Lemmy. E per non farsi mancare niente hanno collaborato pure frequentemente con Michael Moorcock.
- Sono tra i capiscuola dello Space rock. O perlomeno sono la band più famosa associabile a questo genere (che è un sottogenere del progressive, ma con tutti i distinguo del caso);
- Sono stati autori di alcuni album prog anomali e avulsi dal contesto dell’epoca (più facili, aspri, aggressivi e meno tecnici, ma con un sound molto più potente e fruibile. Per capire basta ascoltare Warriors on the Edge of Time);
- Sono artefici di un raro esempio di sound rock anni ’70 che non sia derivato dal blues. L’ Hard Rock (e non l’Heavy Blues) infatti era la matrice da cui partiva il loro sound, declinato poi verso lidi psichedelici e sperimentazioni associabili al prog;Sono ancora in attività e gli ultimi due album (che non ho mai ascoltato, lo ammetto) hanno pure ottenuto un discreto successo commerciale (29° e 24° posto della chart britannica). Sono quindi, come si diceva sopra, ancora attivi e hanno ancora un pubblico molto fedele. Oserei direi che i loro fan (tra i quali i terribili Hawknerds, maestri del flame ingrato) rappresentano uno dei gruppi più inossidabili e fedeli del rock. Merito anche di Brock che non ha mai esitato ad esibirsi gratis e a rilasciare montagne di materiale inedito e vagonate di album live (o addirittura era contattabile dai fan per richieste specifiche….tipo queste) . Magari non proprio di qualità eccelsa, ma per un fan accanito è del tutto ininfluente;
- Sono ancora in attività e gli ultimi due album (che non ho mai ascoltato, lo ammetto) hanno pure ottenuto un discreto successo commerciale (29° e 24° posto della chart britannica). Sono quindi, come si diceva sopra, ancora attivi e hanno ancora un pubblico molto fedele. Oserei direi che i loro fan (tra i quali i terribili Hawknerds, ,, maestri del flame ingrato ) rappresentano uno dei gruppi più inossidabili e fedeli del rock. Merito anche di Brock che non ha mai esitato ad esibirsi gratis e a rilasciare montagne di materiale inedito e vagonate di album live (o addirittura era contattabile dai fan per richieste specifiche….tipo queste) . Magari non proprio di qualità eccelsa, ma per un fan accanito è del tutto ininfluente;
- Hanno prodotto una mole sterminata di dischi. Quelli ufficiali sono 30. Contando i live, le raccolte, i box set e le edizioni speciali l’ammontare delle loro pubblicazioni raggiunge numeri ancora più ragguardevoli. Qui ne trovare una lista abbastanza precisa. Se proprio volete andare nel dettaglio potete guardare anche questa lista;
- Hanno influenzato, più o meno direttamente una montagna di gruppi successivi. Tipo: Kyuss, Monster Magnet, Slowdive, My Bloody Valentine (ah…credo di avere ancora una cotta per Bilinda Butcher….), Year of the Rabbit, Cave In, Sun Dial, Hum, Orange Goblin, Spacemen 3 (“The Perfect Prescription” e “Playing with Fire” sono due album che vanno ascoltati) e in anni più recenti Space Invaders, Mountain Dust, Astrodome, Gorilla Pulp, Samsara Blues Experiment, Naxatras, Mantra Machine, Yuri Gagarin, The Spacelords e Vespero. Se non ne conoscete neppure una sappiate che non avete motivo di sentirvi in difetto.
- In aggiunta a quanto sopra va ricordato che hanno influenzato pure la scena punk. Quando parlavo di sonorità dure, talvolta grezze e sparate a mille non lo facevo per caso. La cosa piaceva anche a molti di quei giovani che odiavano i Pink Floyd, i Genesis e tutto il prog e art-rock dell’epoca. La critica ha a lungo scordato questo particolare. In compenso Johnny Rotten non se ne è mai dimenticato:
(qui, per dire, i Sex Pistols eseguono una cover di Silver Machine degli Hawkwind. Lo hanno fatto molto spesso).
E poi c’è il vero motivo per cui mi è venuta voglia di parlare di loro. Qualche tempo fasi è spento, all’età di 74 anni, DikMik, un pioniere dell’elettronica. È stata quella notizia a riportarmi alla mente questa band.
Definizione di Space Rock. Approssimativa.
Lo Space Rock propriamente detto nasce tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ‘70 in Inghilterra e da li andrà diffondendosi ottenendo un buonissimo successo in giro per il mondo. Inutile dire che il genere trovò terreno fertile anche alla luce dei fatti di cronaca del tempo. Siamo, giova ricordarlo, negli anni delle prime esplorazioni spaziali e della conquista della Luna.
(in quegli anni succedevano cose di questo tipo)
Stilisticamente è molto incerto da definire. Nel nostro caso ci limiteremo a dire che è un sottogenere del Progressive Rock e che contiene tutte le caratteristiche ad esso associabili (lunghe composizioni, assenza di schemi fissi, cambi di ritmo improvvisi, una certa passione per i concept album e il ricorso ad una strumentistica diversa, in quanto più vasta, da quella classica del rock. E, ovviamente, un certo amore per le distorsioni, i riverberi e il feedback). Questo sottogenere, inoltre, deve il suo nome alla naturale ricerca di atmosfere cosmiche e spaziali e al ricorso a testi marcatamente fantascientifici. Un esempio semplice lo trovate qui.
Nel caso degli Hawkwind vanno però fatti alcuni ulteriori distinguo rispetto a queste nozioni di base. Gli “sbandati di Ladbroke Grove” infatti rigettano in ogni modo il ricorso a quel manierismo che spesso caratterizza il Prog. I “nostri” infatti non si sono dedicati particolarmente alla ricerca tecnica preferendo semmai un approccio molto più immediato, ruvido e ….punk.
Traduco quello che ho appena scritto: se la parola “progressive rock” vi ha fatto venire in mente gruppi eleganti e ricercati come Gentle Giant e Yes sappiate che siete totalmente fuori strada. Gli Hawkwind suonavano avvolti dalle tenebre e ricorrevano a sonorità potenti, ossessivamente ripetute e semplici, pestando molto sull'acceleratore e lasciando i virtuosismi ad altri. Traduco ancora:
(Silver Machine, ossia il loro più grande successo commerciale. E qui si capisce cosa intendo con ritmi semplici, musica pesante e impatto immediato)
Altro particolare caratteristico è il fatto che il risultato finale non sia mai frutto di un lavoro di delicato cesello (quelli sono i Genesis) o di raffinato incastro (e questi sono i Jethro Tull di “A Passion Play”), ma di un affastellamento di suoni diversi che danno sempre l’impressione di ballare sull’orlo del caos senza mai però commettere l’errore di cadere nel baratro della cacofonia. Al tempo stesso si nota anche una marcata differenza da altri generi parzialmente affini: mancano infatti, almeno fino al 1976, le due figure tipiche del Rock di quegli anni, ossia il frontman di ruolo e il guitar hero(che in realtà mancherà ancora fino al 1980).
Ok, entriamo nel dettaglio.
Come è iniziata questa storia?
Gli Hawkwind nacquero per iniziativa di un chitarrista hippy originario di Isleworth di nome Dave Brock.
Siamo nel 1969. In quell'anno Dave è, cosa piuttosto comune al tempo, un artista di strada che fa su e giù per Notting Hill cercando di sbarcare il lunario affidandosi alla sua chitarra e alla musica.
Alla passione per la chitarra Brock unisce quelle per la fantascienza e il fantasy, generi che occupano la sua libreria e che rientreranno prepotentemente nei suoi testi.
Dato poi che siamo nel 1969 va detto che il buon Dave coltiva anche una discreta passione per gli acidi.
Questa giovane testa acida incontra poi un bassista, John Harrison, al quale in breve si aggiunge il diciassettenne batterista Terry Ollis . A questi tre elementi si unisce poi il sassofonista Nik Turner e il “tastierista” (circa..è un po’ riduttivo) Dick Mik. Nascono così i Group X, che diventeranno poi gli Hawkwind Zoo e infine semplicemente Hawkwind. La band inizia quindi ad esibirsi nei locali e da li arriverà in breve a registrare il primo album.
Hawkwind. Si, ma il nome da dove viene? Ecco bravi, ottima domanda. Le versioni sono due:
- deriva da un’opera di Michael Moorcock. In pratica “Hawkwind” deriverebbe dal nome del Duca Dorian Hawkmoon, personaggio della saga letteraria del “Campione Eterno”;
- la seconda versione invece sembra essere quella vera. Nik Turner, il frontman a cui si accennava sopra, ha due abitudini che risultano fastidiose ai colleghi; si schiarisce spesso la gola ed è molto….flatulento. Per cui riceve un soprannome Hawk (per il verso che emette schiarendosi la voce) e Wind (per l’altra ragione… non in onore alla compagnia telefonica…).
Ma, in sostanza, da chi era composto il gruppo? Da un sacco di persone. Talmente tante che negli anni ’70 non era proprio chiaro quale fosse il line-up vero e ufficiale. Capiamoci: pur avendo un elenco preciso di musicisti che ne facevano parte va detto che l'idea di "line-up stabile" non ha mai attecchito nella testa del leader della band, ossia quel Dave Brock che abbiamo appena citato.
Le cose infatti funzionavano in modo molto “libero”. Come ricorda Lemmy nella sua biografia (La Sottile Linea Bianca, capitolo dedicato alla sua esperienza con la band)capitava che il lunedì si trovassero a suonare in 9, il martedì in 5, mercoledì ancora 9, poi la sera successiva in 7 e via dicendo. O per usare le sue sempre sagge parole “non si capiva mai chi facesse parte della fottuta band”.
Qualche elemento fisso però c'era e vediamo di parlare di loro brevemente.
Dave Brock - Il Leader. E il perizoma.

Compositore principale, leader quasi indiscusso fino al 1976 e poi indiscusso e basta dal 1977 in avanti, amante degli acidi, dell’erba e figlio della natura.
Fermi, che devo spiegare cosa voglia dire Figlio della Natura.
Il signore, quello in foto qua sopra, negli anni '70 sembra avere una certa predisposizione per i viaggi mistici.
Non in India però.
Semmai nel Devonshire. Aulica campagna britannica nota per la caccia alla volpe (ma il discorso della caccia alla volpe me lo sono appena inventato perchè suonava bene e basta), ottima per pic-nic e viaggi rilassanti, meno per la trascendenza. Il tutto peraltro si sostanzia nell'immagine di Dave Brock “vestito” di solo perizoma che vaga per la campagna inglese con un bastone a fare cose. Grazie ancora a Lemmy per la testimonianza…
Per inciso è un chitarrista ritmico e tutt'altro che indimenticabile , cantante (a volte come back vocalist, altre al posto di Turner) e autore principale dei brani.
Oggi è un arzillo signore che fa ancora lo stesso mestiere e si diverte palesemente un mondo.
Nik Turner - La dove vola il….vento…di falco

Elemento più anziano della band, membro originario del nucleo storico nonché, forse, vero depositario del nome della band come si diceva prima. E attualmente trattato dai fan della band al pari di un appestato (ah…la gratitudine..).
Nik fa due cose: è il frontman (quindi canta), e il fiatista (suona sax, flauto e in qualche occasione anche clarinetto e oboe) . Di più: è una delle ragioni principali del particolare sound della band grazie all'uso continuo della distorsione portata ai limiti estremi e fino a rendere quasi irriconoscibile il suono dello strumento usato e generando un effetto a metà tra l’etereo e l’allucinato.
Per inciso neanche qui stiamo parlando di un virtuoso. E lo stesso Turner non si è mai fatto illusioni sulle sue doti, al punto da dire quanto segue:
"it's the overall feel rather than the individual parts of the music that we're interested in. I don't have any illusions about my technical ability. I tend to use it as an electronic medium rather than an instrument".
(Se ascoltate Be Yourself noterete che l’assolo di Sax è piuttosto strano. Nel senso che sembra un assolo di chitarra suonato per diletto su un sassofono. Nulla di sconvolgente, ma fa un effetto strano).
Resta nella band fino al 1976, poi litiga con Brock e colleghi e leva tende. Nel senso che lo licenziano. Torna nel 1981, litiga ancora e nel 1984 saluta per sempre. Nel senso che lo licenziano per la seconda volta. Vatti a fidare degli amici…
Fonderà anche una sua band e darà vita ad una seconda incarnazione degli Hawkwind con molti ex-compagni degli anni ‘70. Già.....solo che quando lo fa gli Hawkwind di Dave Brock esistono ancora e suonano lo stesso repertorio. Ecco, capite da voi che i due oggi non si amano molto.
Peccato perchè senza di lui gli Hawkwind non saranno davvero mai più gli stessi. MAI.
La sua carriera è ugualmente continuata fino ad oggi e ha mantenuto intatta la sua aurea di leggenda nell’underground. Di più: la sua produzione musicale recente è stata di buonissimo livello (a differenza di quella della sua ex band).
Per dire…Space Fusion Odissey e Space Gipsy si lasciano ascoltare volentieri. Se vi piace il genere, ovvio.
Huw Lloyd-Langton - Colui che scomparve…no, non in quel senso…

Per quel che interessa a noi Huw è una meteora. Nel senso che lascerà la band già nel 1971 (ma invero già prima aveva dato buca), salvo farci ritorno nel 1979. Ma potrei non raccontarvi la sua storia? No, ovvio.
È un chitarrista dotato di talento e buon gusto e la sua presenza nel primo album fa tutta la differenza del mondo in termini di compostezza. Tuttavia sarà solo col suo abbandono che il gruppo darà vita a quella miscela musicale che li renderà famosi. Persa la sua grande chitarra solista infatti Brock&Turner decidono di non sostituirlo, ma di compensare la sua perdita ricorrendo a qualsiasi altro strumento passasse loro per la testa.
I suoi assoli saranno infatti rimpiazzati dai viaggi del sax di Turner, dagli effetti audio di Del Dettmar e DikMik e più tardi dal violino indemoniato e maledetto di Simon House.
La chitarra di Huw sarà poi uno dei pochi elementi da salvare di ciò che produrrà la band negli anni '80. In caso vedremo anche quegli album. Se trovo il coraggio di riascoltare Sonic Attack e Choose Your Masques (no dai, non ne avrò mai il coraggio…).
Perchè parlare di Lloyd-Langton allora? Beh....per la ragione per cui lasciò la band la prima volta. Ok. Parliamone.
Isola di Wight, 1970.

Evento a dir poco memorabile.
Ci sono anche gli Hawkwind. Solo che non dovrebbero esserci perchè NESSUNO li ha invitati. A loro frega zero e passeranno tre giorni a suonare abusivamente e continuativamente fuori dai cancelli dell'evento. Capita che durante una pausaHuw si faccia prendere dall'idea di spararsi 8 tavolette 8 di acidi. Ripeto: OTTO. Segue la leggenda. Huw si alza, avvisa che va a fare due passi e che starà via una mezzora per prendere un po’ d’aria.
Sparirà nel nulla. Per cinque anni.
Terry Ollis - un nudista alla batteria

Prima che dietro alle pelli si sedesse il dinoccolato Simon King c'era Terry Ollis. Boris (o Borealis) per gli amici. Entra nel gruppo fin da subito quando ha solo 17 anni e si dimostra un dignitosissimo batterista, dotato di una tecnica abbastanza riconoscibile e che caratterizza pesantemente il suono dei primi due album della band.
Unica piccola pecca, commercialmente parlando, era data da questa sua propensione per suonare nudo.
Laddove per nudo si intende senza uno straccio che sia uno addosso. Certo, si presentava con i mutandoni della nonna, ma tempo due brani e tutti potevano beneficiare (oddio...dipende...) delle vista del suo pene.
Spettacolo.
Lascerà la band nel 1971 a causa di problemi con il valium, sostanza che tende ad essere in contraddizione col concetto di vita attiva e dinamica. Anche qui i racconti sarebbero molti, ma meglio passare oltre.
Simon King

Sostituirà Terry Ollis dopo il secondo album e rimarrà con gli Hawkwind fino al 1980. La differenza qualitativa rispetto a Ollis è minima e il suo ingresso della band non comporterà alcun particolare cambiamento stilistico.
Efficace e affidabile ma anche caratterialmente particolare. Sarà parte della fronda che spingerà per la cacciata di Lemmy (nel 1975) e verrà a sua volta allontanato dal gruppo 5 anni dopo per problemi con l’alcool. Ammesso che sia la storia vera.
Simon King infatti ha sempre negato con fermezza di avere avuto problemi e sostiene di essersi allontanato di sua spontanea volontà. Non che ci freghi molto ad essere onesti, non è che stiamo parlando di un John Bonham o di un Neil Peart…..
Lemmy

Chi sia Lemmy lo sappiamo tutti.
Quello che forse non sapete è che arrivò agli Hawkwind come roadie e con un’esperienza pregressa da chitarrista. Anche se suonò la chitarra (acustica!) in un solo brano (peraltro l'ottima e volutamente “esausta” The Watcher. Che è ottima solo se ascoltata nel contesto del concept album del quale rappresenta la chiusura). Successe che in una normale giornata di follia Dave Anderson, il bassista in forza alla band dai tempi della registrazione del secondo album (ed ex Amon Duul II, mica sorbole), decise di darsi alla macchia facendo “ciao ciao” con la manina alla band e sparendo nel nulla. Pare che non gli piacesse suonare gratis. E neppure ai festival. E gli Hawkwind suonavano prevalentemente gratis E ai festival….
Ovviamente, da persona astutissima, Anderson se ne andò lasciando tutta la sua attrezzatura in un furgone poco prima di un concerto. Ok, ma cosa centra? Facciamo un passo indietro.
DikMik era un tizio particolare. Uno che passava le giornate a farsi anfetamina all'interno di una band che si faceva di acidi sentendosi solo per questa sua diversità. Fa vagamente ridere, lo so, ma fate finta che sia una cosa seria.
Poi arriva Lemmy, amico di DikMik e cliente dello stesso pusher e pure lui dedito alle anfetamine. È subito amore.
Ok, torniamo al nostro concerto e alla fuga di Dave Anderson.
Quando Nik Turner si rese conto che Anderson se ne era andato e avevano un buco nel line-up pensò bene di chiedere se tra i roadies li presenti ce ne fosse uno che ”sapesse suonare il basso". Lemmy, che in qualità di rodie era presente, se ne rimase muto facendo finta di nulla (ovvio, voleva fare il chitarrista!) mentre DikMik capì al volo di avere una possibilità di trovarsi con un nuovo amico di paste e indicò Lemmy additandolo come bassista.
I primi passi da bassista poi sono molto semplici grazie alle indicazioni del buon Turner.
"Fai rumore in Sol, il pezzo si chiama You Shouldn't Do That". Con queste parole Turner da il via alla carriera del futuro re dello Speed Metal. Poi, per la nota, attaccheranno un pezzo completamente diverso rispetto a quello annunciato giusto per metterlo un po’ in difficoltà.
Dal 1971 al 1975 (ossia per quattro album di cui uno live) Lemmy farà parte della band e ne caratterizzerà il lavoro grazie al suo poderoso basso immediatamente riconoscibile e alla voce già raschiata ed inconfondibile. Poi una invereconda storia di droga e confini canadesi ne porterà alla cacciata nel 1975.
Fonderà poi i Motorhead, ma questa è davvero tutta un’altra storia.
Per la nota il suo ultimo brano scritto per gli Hawkwind si chiama….Motorhead!
Dite la verità: Avreste mai associato un violino e un sax alla musica di Lemmy?
DikMik e Del Dettmar - SynthoDrugs.
DikMik

Del Dettmar

(Dettmar è quello che sembra un parente stretto del nano Gimli. Gli altri, da sinistra a destra sono Simon King, Nik Turner e Lemmy).
Cosa facevano esattamente questi due? Beh, un sacco di cose e mediamente tutte molto interessanti.
Ora, se voi foste delle persone normali per sostituire un chitarrista andreste in cerca di....un altro chitarrista.
“Persone normali”.
Dave Brock e Nik Turner hanno ovviamente idee diverse. Perso Lloyd-Langton e complice il fatto che Brock non è certo un virtuoso dello strumento, decidono di dare risalto al sax. ma pure alle percussioni, alle tastiere e al violino. E in generale a qualunque cosa passi loro per la mente. Ma prima di tutto pensano ai sintetizzatori. In sostanza: meno chitarra e più elettronica.
Nel dettaglio abbiamo quindi Del Dettmar ai sintetizzatori e DikMik al generatore audio.
Generatore audio. Fermi li perchè segue una LEGGENDA METROPOLITANA e ce la racconta Lemmy:
“La mia associazione con gli Hawkwind cominciò con DikMik, lo strumento che suonava nel gruppo era una piccola scatola con due manopole appoggiata su un tavolino chiamata Ring Modulator che in realtà era un generatore di suoni –sia alti che bassi- al di fuori del raggio uditivo umano. Con quelli perdevi l’equilibrio, cadevi e vomitavi; con i bassi te la facevi nei pantaloni. Si potevano procurare attacchi epilettici con quell’apparecchio.”
Lo stessi Lemmy però aggiunge anche che:
“Naturalmente non potevamo essere sicuri se fosse il generatore o se era perché avevamo condito tutto il cibo con l’acido prima del concerto”.
Resta da dire che senza questi due individui lo Space Rock sarebbe rimasto solo nella testa di Brock e Turner.
Uno poi finirà in galera per un po' e svernerà per qualche anno sul divano di Lemmy (DikMik), l'altro (Dettmar) andrà in Canada, costruirà una capanna di legno per lui e la fidanzata e vivrà li fino a che lei, la fidanzata, non sfornerà il figlio di un altro. Eh….
Robert Calvert

Robert, per gli amici Bob, è una figura aulica e dispiace dire che oggi non c'è più in quanto morì ancora troppo giovane nel 1988, quando aveva solo 43 anni. Causa: infarto.
Bob era pazzo.
Ma non pazzo come ci si aspetta da una rockstar.
No. Era pazzo nel senso che era instabile nel senso autentico del termine.
Era però anche il poeta del gruppo e fu uno degli storici frontman. Forse il migliore che il gruppo abbia mai avuto. Prima in modo molto saltuario, quasi come un vate (dal 1970 al 1975) e poi stabilmente dal 1976 al 1979, anno in cui lasciò definitivamente gli Hawkwind perchè le sue condizioni di salute mentale erano oramai gravemente deteriorate causa depressione. Peraltro la sua presenza terrà in vita gli Hawkwind nella seconda parte degli anni '70 e la sua voce finirà per marcare a fuoco l'ultimo grande album del gruppo, ossia Quark, Strangeness&Charm.
Farà anche in tempo a popolare la storia della band di eventi epici per livello di delirio raggiunto. Ma in questo caso, per rispetto, soprassediamo.
Stacia, il mimo e la contorsionista.
Ai musicisti si aggiungono anche altre figure di contorno.
Una è Stacia (in foto), una donna altissima (due metri circa) che di regola si dipingeva il corpo e poi ballava attorno al palco. Il fatto che ballasse completamente nuda permette di dedurre che avesse anche una discreta quantità di fan. Fan a cui, magari, degli Hawkwind non fregava assolutamente nulla.
Poi c’era Renee. Che faceva anche il mimo.
E una contorsionista.
Di nessuno dei due ho trovato una foto decente.
Si, comunque erano gli anni ’70 per davvero. Non mi sarei sorpreso se sul palco avessero avuto anche un orso ballerino e un astronauta sovietico. Per questo adoro gli anni ‘70!
Finito. Abbiamo elencato alcuni membri “della fottuta band”. Ne mancano un paio di importanti (Simon House più degli altri) e un migliaio di secondari, ma li vediamo dopo mano a mano che ha senso citarli. Ora direi che è il caso di passare ai loro album,
Si, ma con calma. Tipo domani. Datemi il tempo di ricontrollare quello che ho scritto….faccio presto, promesso!